biostimolanti

La nuova generazione della nutrizione: una bioattivazione costante delle difese naturali della pianta, che arriva da soluzioni testate in agricoltura e formulate esclusivamente con basi vegetali.

Negli ultimi anni, anche per il settore agricolo si sono avute diverse innovazione, tra cui la nascita dei biostimolanti per incrementare le produzioni e migliorare la qualità delle colture, utilizzate a basse dosi.

Ma trattandosi di una novità, viene spontaneo farsi la seguente domanda: ma cosa sono i biostimolanti utilizzati in agricoltura?

Cercheremo in questo articolo di fare chiarezza e fornire le nozioni chiave per rendere più chiaro a tutti tale concetto.

Biostimolanti in agricoltura: cosa sono?

I biostimolanti nascono come supporto per un’agricoltura sempre più sostenibile, favorendo lo sviluppo delle piante, stimolandole durante tutto il ciclo di vita della coltura.

I biostimolanti utilizzati in agricoltura sono infatti dei prodotti contenenti sostanze e microrganismi biologici, ossia di provenienza naturale.

Parliamo infatti di sostanze classificate in acidi umici, prodotti contenenti ormoni (ad esempio le alghe) e composti di amminoacidi, che applicate in ridotte quantità riescono a promuovere la crescita delle piante.

Nel 2007 Kauffman andò a riprendere questo concetto definendo i biostimolanti quali sostanze differenti dai fertilizzanti, ma in grado di favorire lo sviluppo delle colture applicati in dosi ridotte.

I biostimolanti agiscono fin dalla fase di germinazione del seme o del trapianto, ove presente, sino alla raccolta. La peculiarità dei biostimolanti è la loro capacità di stimolare i processi naturali della pianta che contribuiscono al miglioramento dell’assorbimento e uso dei nutrienti, della tolleranza ai fattori di stress abiotici e della qualità delle colture, tutto questo utilizzando un ridotto dosaggio del prodotto.

I biostimolanti: classificazione.

Vediamo la prima classificazione a livello europeo dei biostimolanti:

  • Sostanze umiche
  • Materiali organici complessi
  • Elementi chimici benefici
  • Sali inorganici inclusi i fosfiti
  • Estratti di alghe
  • Chitina e derivati del chitosano
  • Antitraspiranti
  • Aminoacidi e altri composti azotati

Nel 2013 la EBIC rilasciò la sua definizione di biostimolanti: “I biostimolanti sono sostanze e/o microrganismi che applicati alla pianta o alla rizosfera stimolano i processi naturali che migliorano l’efficienza d’assorbimento e d’assimilazione dei nutrienti, la tolleranza a stress abiotici e la qualità del prodotto. I biostimolanti non hanno effetti diretti su parassiti e patogeni e quindi non rientrano nella categoria dei pesticidi".

I biostimolanti sono stati regolamentarizzati in Italia ed in Europa

I biostimolanti vennero presi in esame anche in Italia, dove con il decreto Legge 75/2010 e successiva modifica del 10 luglio 2013, venne inserita un’apposita sezione dal nome “Prodotti ad azione specifica sulla pianta – Biostimolanti”.

In data 25 giugno 2019 è stata pubblicata sulla Gazzetta UE il regolamento 2019/1009 del Parlamento Europeo e del Consiglio che stabilisce le norme relative alla messa a disposizione di tali prodotti ispirandosi al criterio dell’economia circolare.

Nello specifico viene sancito che “Un biostimolante delle piante è un prodotto fertilizzante dell’Ue con la funzione di stimolare i processi nutrizionali delle piante indipendentemente dal tenore di nutrienti del prodotto, con l’unico obiettivo di migliorare una o più delle seguenti caratteristiche delle piante o della loro rizosfera":

  • Efficacia dell’uso dei nutrienti
  • Tolleranza dello stress abiotico
  • Caratteristiche qualitative
  • Disponibilità di nutrienti contenuti nel suolo o nella rizosfera.

Sostanze biostimolanti: quali sono le principali?

Biostimolante a base di crema d’alghe marine

Tra le principali sostanze definite biostimolanti, ci sono sicuramente gli estratti di alghe, che sono le sostanze biostimolanti più conosciute e più utilizzate.

Attualmente in commercio esistono molteplici biostimolanti che impiegano estratti di alghe, e nonostante ne esitano migliaia di specie, solamente una quantità limitata di queste viene utilizzata per produrli, in particolari le più utilizzate sono Ascophyllum nodosum, Ecklonia maxima, Laminaria digitata.

Biostimolante a base di erba medica, alghe marine e melasso.

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Scopri i benefici dei biostimolanti.

Gli estratti di alghe agiscono come biostimolanti migliorando:

  • Velocità di germinazione
  • Crescita
  • Sviluppo radicale e del rapporto radici/parte aerea della pianta
  • Allegagione
  • Produzione
  • Qualità del prodotto
  • Resistenza agli stress ambientali
  • L’assorbimento di macro e micronutrienti.

Questi effetti sono da attribuire alla presenza di polifenoli, polisaccaridi e fitormoni, come auxine e citokinine presenti in questi prodotti. Inoltre, applicando i diversi biostimolanti a base di estratti d’alga in fase di crescita differenti si otterranno le ottimali risposte biologiche della pianta.

Proprietà organolettiche dei biostimolanti.

Tra le sostanze che rientrano tra i biostimolanti, abbiamo anche le sostanze umiche. Trattasi di macromolecole organiche complesse provenienti dalla decomposizione della sostanza organica e dall’attività metabolica dei microrganismi.

Le sostanze umiche utilizzate per la produzione di biostimolanti provengono soprattutto da giacimenti di humus fossile (leonardite) o compost e la loro estrazione avviene mediante alcali mentre la separazione attraverso acidificazione.

Le sostanze umiche stimolano la crescita delle piante, favorendo l’attività dei trasportatori radicali coinvolti nell’assorbimento dell’azoto nitrico e sull’attività degli enzimi complici nella sua assimilazione, ma anche promuovendo la rizogenesi e migliorando lo sviluppo radicale. Tali sostanze però attuano anche un’azione indiretta migliorando la fertilità del suolo.

Gli idrolizzati proteici, sostanze contenenti una miscela di aminoacidi e peptidi solubili, rappresentano un’altra categoria di biostimolanti. Le fonti proteiche da cui derivano possono essere di origine animale e vegetale, dai residui della lavorazione del cuoio (collagene), ma anche provenienti dall’industria ittica o da biomasse vegetali di leguminose. Attualmente il mercato europeo degli idrolizzati proteici è per il 90% rappresentato da prodotti di origine animale, e possiedono differenti caratteristiche a seconda dell’origine della materia stessa. In funzione di ciò varia anche la composizione amminoacidica.

Le proprietà biostimolanti degli idrolizzati proteici si concretizzano migliorando l’assorbimento e l’assimilazione dei nutrienti, la tolleranza a stress e la qualità del prodotto

Quale tipo di biostimolante utilizzare?

Ogni biostimolante, che contenga estratti di alghe, acidi umici o idrolizzati proteici, ha un’azione ben specifica sulle differenti colture, richiedendo dosaggi e modalità applicative differenti. Ma non solo, la scelta della formulazione più adatta è condizionata anche dalla fertilità del suolo e della coltura stessa, fattore da non sottovalutare se si desidera impiegare questa tipologia di prodotto.

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